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Tutto sulla paura (2) – La paura a cosa serve?

Vi ricordate quando abbiamo parlato della paura. Bene, tutti hanno vissuto sulla propria pelle questo sentimento spiacevole e tutti cercano di evitarla. Ma la paura adempie a delle funzioni importanti per la sopravvivenza di ogni essere umano.

Semplificando possiamo dire che la paura è un sentimento spiacevole e che, tranne in situazioni particolari come quando andiamo sulle montagne russe o guardiamo un film dell'orrore, cerchiamo di evitare. La paura è presente già in stadi molto primitivi dell'evoluzione umana e adempie a funzioni determinanti per la sopravvivenza della specie.

La paura, analogamente al dolore fisico, ha una funzione di allarme, nella fattispecie di segnalare uno stato di emergenza, preparando la mente e il corpo alla reazione che si manifesta come comportamento di attacco o di fuga. La paura è un emozione già presente nei neonati e nei cuccioli di animale, ma in questi non é molto differenziata; nel senso che i cuccioli evidenziano reazioni di paura solo a un limitato numero di stimoli, come il buio e un forte rumore, ma non a stimoli più complessi come potrebbe essere una tigre o il fuoco.
La paura del pericolo è frutto dell'apprendimento; per farla breve: il bambino deve „imparare“ che lo scorpione è velenoso e che il fuoco procura delle scottature.
Si potrebbe pensare quindi che ogni persona nelle sua vita debba avere esperienze con una tigre per sapere che la tigre è pericolosa. Per fortuna non è così! L'apprendimento avviene sì per esperienza diretta (quando mi scotto il dito), ma per fortuna nostra anche per imitazione (quando mia sorella si scotta il dito).
Dal punto di vista biologico – evoluzionista, la paura nelle sue manifestazioni fisiche e psicologiche tende verso la conservazione e la sopravvivenza dell'individuo e della specie.

Nella vita quotidiana non dobbiamo incontrare tigri o scorpioni per provare paura. Basta un semplice compito in classe o l'esame di scuola guida per metterci in uno stato di agitazione. In situazioni come queste un livello medio di attivazione non è solo normale, ma addirittura auspicabile. Se chiedete che collegamento ci sia fra la paura e una prestazione (fisica o intellettuale), la maggior parte degli psicologi non esiterà a menzionare la “curva della paura” che in sintesi non dice altro che le prestazioni ad un compito in classe sono migliori quando lo studente prova livelli medi di paura. A livelli troppo alti di attivazione (paura) sì rischierà di essere paralizzati, mentre a livelli troppo bassi non sì sarà sufficiente motivati e concentrati.

Un'ulteriore funzione importante della paura è quella espressiva. Pensiamo alle faccia e alla postura del corpo di una persona che prova paura: occhi sbarrati , fronte corrucciata, mani proteste in avanti; oppure pensiamo a come la maggior parte delle specie animali esprimono la paura.
Secondo gli etologi, che sono coloro che studiano il comportamento animale, nella maggior parte degli animali studiati l'espressione della paura svolge la funzione di avvertire gli altri membri del gruppo circa la presenza di un pericolo e quindi di richiedere un aiuto e soccorso.

Se la paura diventa eccessiva intensa si può trasformare in ansia, fobia o panico e perde la funzione fondamentale convertendosi in sintomo psicopatologico.
Ed è della paura patologica, quando la paura diventa incontrollabile ed immotivata che dobbiamo preoccuparci e correre ai ripari. Ma questo sarà l'argomento della prossima ed ultima puntata sulla paura.